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"L’antichità del tempo è la gioventù del mondo"

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PAROLDO OGGI


Paroldo è un delizioso paesino che porta bene gli anni che ha. Eppure una lapide romana, che oggi funge da scalino d'ingresso della piccola Chiesa di San Martino testimonia che invece i secoli sulle spalle sono parecchi. Sfortunatamente questa storia ha lasciato più ruderi che glorie. Infatti l'antico castello, che una volta sorgeva nella strategica collina centrale del paese, è stato distrutto dagli furia del tempo. Un nemico che ha fatto più danni dei tanti saccheggiatori e invasori passati da queste parti.

Quel che rimane dell'antico complesso signorile è la Cappella di San Sebastiano, risalente al X secolo. Un edificio che, pure avendo cambiato di funzione prima in lazzaretto e oggi in centro di manifestazioni culturali, resiste alla sfida del tempo, anche con l'aiuto di una ristrutturazione finita nel 2003. Un interessante particolare di entrambi gli edifici religiosi è la misteriosa presenza di una testa scolpita della pietra, probabilmente avente funzione di protezione.

Nella Borgata Cavallini potrete anche ammirare le ingegnose case interamente costruite con pietra secco e un antico pozzo anch'esso in pietra. Chissà che questo bell'esempio di architettura rurale non vi convinca a vivere nel paesino. Un paesino che ha resistito per duemila anni, ma oggi è ridotto a poco più di duecento abitanti.


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PAROLDO IERI


Il primo reperto storicamente accertato di Paroldo fu una lapide romana che ancora oggi funge da scalino d’ingresso alla chiesa di San Martino. Trattasi di una lastra sepolcrale di un romano della gens Publilia, vissuto intorno al I secolo d.C. Da qui, semplice pensare che l'origine di questo comune delle Langhe e Roero sia legata ai romani.

 l’Impero Romano vive inesorabilmente il proprio declino e il suo indebolirsi da’ via libera alle invasioni dei barbari, che trasformarono praticamente tutto il nord Italia in terra di saccheggio. Fra gli altri nella Langa scorrazzarono le orde di Visigoti, dei Longobardi (che crearono il ducato di Asti, di cui faceva parte Paroldo) e infine dei Franchi di Carlo Magno, sotto i quali fu creata la contea di Alba, che comprendeva Paroldo. 

Con la fine dell'Impero Romano ci fu un periodo di lotte e divisioni. Paroldo appartenne ai marchesi del Carretto che nel XVI secolo, durante le guerre fra la Spagna e la Francia hanno la fortuna di appoggiare il vincitore, Carlo V d’Asburgo, venendone ricompensati col l’allargamento dei propri possedimenti, ma ora come vassalli della casa Savoia.
La complicata situazione feudale faceva infatti sì che l’Imperatore avesse i suoi vassalli (nel nostro caso i Savoia), i quali avevano altri feudatari a loro sottoposti (i marchesi del Carretto), mentre nei piccoli borghi come Paroldo ci fosse un semplice castellano.

Proseguendo nella storia, all’inizio del ‘700 assistiamo all’estinzione del ramo di Bagnasco dei marchesi del Carretto, a cui faceva capo Paroldo e vediamo come dopo varie dispute il feudo sia assegnato ai marchesi di Biandrate, i Coardi di Carpeneto, che però non si interesseranno molto alle loro nuove proprietà. 
Altro passo in avanti negli anni e si giunge così all’epoca napoleonica, che vede proprio nella campagna d’ Italia del 1796 svolgersi alla Pedaggera una terribile battaglia fra l’esercito francese e quello austro-piemontese.

La Langa, salvo una breve parentesi, fu dominata fino al 1815 dai francesi. Sconfitto Napoleone si cercò di ripristinare l’ordine costituito precedente la sua venuta, con il ritorno dei nobili. Nell’ambito paroldese la restaurazione comportò il ritorno dei marchesi Coardi di Carpeneto, che però vendettero la proprietà di Paroldo a un privato, il quale accettò di liberare il paese dalle tasse in cambio del pagamento di una somma una tantum, mantenendo il titolo abbastanza simbolico di castellano. 

Per tutto l’800 e il ‘900 Paroldo continuò nel suo parziale isolamento (tutte le strade circondavano il paese senza attraversarlo e raggiungere le cittadine più vicine era un compito abbastanza laborioso).

Alla fine dell’800 Paroldo tocca il suo punto massimo di popolazione: 780 abitanti. 

La Seconda Guerra Mondiale vide anche a Paroldo il verificarsi di episodi di lotta partigiana, in particolare quello della Pedaggera, e di rappresaglia fascista. Proprio sotto il fascismo Paroldo fu accorpato a Ceva e solo nel 1947 riuscì a tornare comune autonomo.

La popolazione paroldese ebbe una brusca riduzione negli anni 60 e 70 a causa della riduzione delle nascite ma soprattutto per via del trasferimento di molti abitanti in centri urbani più grandi. Si passa così dai 600 abitanti degli anni ’50 ai 300 circa degli anni ’80, ma per fortuna lo spopolamento si è arrestato. Negli ultimi anni, anzi, si assiste ad un fenomeno di crescita demografica, seppur lenta, dovuto alla riscoperta dei piccoli paesi, della loro tranquillità e del loro stile di vita a misura d’uomo.


 

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